chiesa di San Bartolomeo Apostolo



La Chiesa Parrocchiale di Olera, dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, è la più grande ma non certamente la più antica. Sappiamo infatti della presenza di più chiese, tre, due delle quali molto vicine, aventi la facciata sullo stesso sagrato.
Nei libri della Chiesa della SS. Trinità, conservati in archivio parrocchiale, si parla di Chiesa Vechia, nominata Sanctissima Trenitade et tutti li Sancti, contrapposta a giesta granda, ossia chiesa di S. Bartolomeo, parrocchiale. Ciò è la prova che la chiesa più antica non è la parrocchiale, ma la Chiesa Vechia, o chiesina, come è tuttora chiamata.
Bisogna notare che la chiesa grande è costruita su un torrente, che ancor oggi scorre sotto di essa e si può vedere, essendo stata posta una griglia a lato del campanile. E' logico pensare che, non bastando più la chiesa vecchia, si costruì sul poco terreno disponibile una chiesa più capace, e per sfruttarlo al massimo si utilizzò anche la superficie del torrente. Altrimenti non si spiegherebbe chiaramente questo fatto, se si avesse avuto a disposizione del terreno libero nel centro del paese. chiesa
Tra i documenti riguardanti la visita del Vescovo Mons. Dolfin, nel 1780, esiste anche la relazione del parroco G. Battista Acerbis. Sono riportate queste notizie:
« E' eretta questa chiesa parrocchiale di Olera l'anno 1471 sotto il titolo di S. Bartolomeo Apostolo come si vede nell'iscrizione posta sopra la porta maggiore. Questa è smembrata dalla chiesa di S. Giorgio di Nese come l'ha detto il Rev. Don Francesco Cortinovis, attuale prevosto di Nese, quale si ricorda d'aver letto che il prevosto di Nese diede licenza di fabbricare l'Oratorio di S. Bartolomeo. Quando siasi fatta Parrocchia io non so trovare per quanta diligenza abbia usato... ».
Colpita poco tempo dopo il 1471, data di erezione, da un fulmine venne dichiarata pericolante dal Comune di Poscante, e ne fu proibito l'accesso.
Per questa proibizione si usò la Chiesa della SS. Trinità come Parrocchiale.
Negli anni seguenti però la Parrocchiale dovette essere stata sistemata perché S. Carlo Borromeo, nel 1575, il 22 settembre, la trova sufficientemente ampia e decorosa. Parla inoltre di una cappella pitturata, situata fuori della chiesa, che una volta era parrocchiale di detta località.
Forse già in questo periodo esisteva il polittico di Cima da Conegliano perché S. Carlo parla di una grande icona, dorata e ornata, esistente sull'altare maggiore. Ciò potrebbe smentire l'ipotesi che il grande polittico sia giunto ad Olera per mezzo di fra Tommaso, frate cappuccino nativo di Olera, mendicante nel Veneto e nel Tirolo, che si trovò di frequente a Conegliano, perché egli nacque nel 1563 e lasciò Olera a 17 anni, nel 1580, e cioè 5 anni dopo la Visita di s. Carlo Borromeo.
Proprio fuori dalla chiesa, tra questa e la chiesa vecchia, si trovava il cimitero.
Infatti S. Carlo lasciò il decreto di tagliare entro otto giorni, pena al parroco di 25 monete d'oro, le viti che crescevano nel cimitero e aderivano al muro della chiesa. Anche da questo si può capire come per gli Oleresi fosse necessario, per poter vivere, sfruttare al massimo il terreno disponibile, che in verità non doveva essere molto se si coltivava la vite nel cimitero e si aveva costruito la chiesa su un torrente.
Sempre nella relazione del parroco D. G. Battista Acerbis, stesa in occasione della Visita di Mons. Dolfin è scritto: « ...La chiesa è consecrata come appar dalle croci che al di fuori di essa si veggono e dipinte sul muro e scolpite sopra le porte di pietra, quantunque ad di dentro non se ne vegga alun vestigio per essere cancellate dal bianco che alle pareti si è dato e dalla tradizione costante è costumanza perpetua di celebrare l'officio della consecrazione il giorno 17 agosto. Ha tre altari di cui uno, il maggiore non consacrato. Il secondo è sotto il titolo de Santi Antonio di Padova, Antonio Abate e di S. Stefano... ».
E' importante notare la presenza delle croci sulla facciata, una delle quali appare ancor oggi, a testimonianza che i muri perimetrali sono quasi tutti gli stessi eretti nel 1471. Altra testimonianza è data dall'impronta di un rosone, esistente sotto quello attuale, ma un po' più grande. Evidentemente questo fu sostituito da uno più alto perché nel 1875, la chiesa, oltre a parecchie altre trasformazioni, fu rialzata. La struttura attuale è proprio quella data un secolo fa.
Infatti ai lati della porta principale, all'interno, esistono due lapidi scritte in latino: una riguarda la ricostruzione e l'altra la consacrazione.
In una lettera del 2 agosto 1865 il Regio Subeconomo di Zogno, signor Giupponi, scrive alla Fabbriceria Parrocchiale di Olera:
« La Regia Prefettura Provinciale con decreto 31 marzo dichiara che dopo assunte molte pratiche in proposito e sentita la Commissione d'Arte addetta alla Regia Prefettura rescrive non poter assecondare la domanda di codesta Fabbriceria Parrocchiale di Olera per la vendita del rinomato suo quadro essendosi certificato altresì non essere vera l'asserta miserabile condizione della chiesa ed essendo assolutamente vietata dalle vigenti leggi ed in ispezialità della circolare 2 febbraio 1857 N. 2463/351 della già S. V. Delegazione Parrocchiale la vendita degli oggetti d'arte che decorano i nostri tempi e che sono una delle più ragguardevoli nostre glorie nazionali. La Commissione d'Arte ha verificato invece che il vero movente alla tanto insistentemente domandata vendita dell'Ancona d'Olera sia nel Parroco attuale il quale vorrebbe per crearsi un merito personale e un titolo al passaggio a miglior beneficio rifabbricare la chiesa. Ma la Chiesa Parrocchiale ora esistente in Olera per quanto riconobbe sul luogo la detta Commissione d'Arte non è punto rovinata, insalubre, insufficiente alla popolazione. Essa è una pregevole costruzione del sec. XV che merita essere conservata e non abbisogna se non di poche riparazioni. Il Parroco si lamenta dell'umidità della sagrestia ma a ciò è ben facile rimediare adottando ad uso di sagrestia (il che può farsi con ben poca spesa) un piccolo portico esterno esistente al lato opposto della sagrestia attuale. Parimenti la Commissione che il reputato ing. Bonetti di Zogno fu incaricato di esaminare lo stato e i bisogni della chiesa di Olera e che egli ha espresso opinione conforme a quella della Commissione d'Arte escludendo affatto l'idea di demolizione dell'attuale chiesa per costruirne un'altra.
Posto tutto ciò il sottoscritto Subeconomo è incaricato di significare a codesta Fabbriceria di Olera non concedersi assolutamente dalla Prefettura la vendita della magnifica ancona con pitture, statua ed intagli decorante l'altare maggiore di quella chiesa, non permettersi la demolizione della chiesa medesima... ».
L'ancona di cui parla in questa lettera e che voleva essere venduta dal Parroco per ricavarne denaro da utilizzare per la ricostruzione della chiesa, è evidentemente il polittico di Cima da Conegliano.
Da ciò però non si può dedurre con certezza quale fosse la condizione della chiesa, se avesse ragione la Commissione d'Arte o la Frabbriceria di Olera. Certamente non doveva trovarsi in condizioni ottime perché la sistemazione della chiesa non era un problema nuovo e se n'era già parlato 30 anni prima.
Infatti nel 1833, in una lettera del 9 settembre, il delegato ufficiale per la Chiesa di Olera, Don Gian M. Acerbis, Parroco di Nese, scrive:
« ...Si potrebbe ancora far conoscere il deperimentoin cui trovasi molti mobili di essa chiesa eppoi anche il fabbricato e specialmente la sacrestia ».
Anche il campanile non doveva trovarsi in migliori condizioni se, con ordinanza deligatizia del 26/4/1837, si autorizzarono i lavori al campanile che nel 1858 fu allietato da un concerto di cinque campane, pagate alla Ditta Giorgio Bruneri di Crosio della Valtellina Lire 9624,59 con la rifusione delle due campane vecchie.
Solo però nel 1843, il 10 febbraio, lo stesso Don Acerbis comunicava al Regio Subeconomo di Zogno che « ...avendo alcune riparazioni da eseguirsi alla chiesa parrochiale, alla chiesa suff. detta dei Morti e all'altra di S. Rocco... ho incombenzato lo stesso ingegner signor Pagnoncelli a compilare un tale fabbisogno... » e il 21 giugno 1843 risulta « ...appaltatore Augustani per restauri alla chiesa di Olera » e « ...la somma del contratto, la cui perizia ammonta a Lire 194,32, venne stabilita in Lire 180... ».
Non si sa se questi lavori vennero eseguiti, ma anche se eseguiti, non furono certamente sufficienti perché il 10 gennaio 1866 l'architetto Adelasio aveva pronto un progetto per la sistemazione della chiesa. Dalle «Zenografie» rimaste in archivio appare la preoccupazione di conservare la chiesa com'era, apportando solo alcune modifiche come l'ampliamento del Battistero, l'adattamento esterno e sacrestia nuova del portichetto esistente sul fianco orientale, proprio dove ora esiste una porta d'entrata, il rafforzamento dei pilastri e il rifacimento dei tetti.
Erano passati sei mesi dalla lettera del Regio Subeconomo di Zogno e la chiesa non ebbe alcuna sistemazione perché, confrontando tali «Zenografie» con il nuovo progetto fatto nel 1873, si nota che in esso sono presenti ancora le parti che dalle Zenografie» risultavano da demolire.
Comunque nel 1870 morì il Parroco, Don Alessandro Vanoncini, che era stato accusato dalla Commissione d'Arte di volersi un merito personale ricostruendo la chiesa. Ma a dimostrare che questo non poteva essere il vero movente per la ricostruzione della chiesa sta il fatto che il successivo Parroco, Don Luigi Brugnetti, riprende tale problema. Il progetto fu affidato all'architetto Cattò nel 1873 che rifece quasi completamente la chiesa lasciando però intatta la pianta.
Dai progetto, esistenti in archivio, risultano le radicali varianti, ma anche le parti integre:
. demolizione del portichetto esistente sul versante orientale;
. demolizione del muro che chiudeva l'altare maggiore a nord e ampliamento dell'abside;
. taglio dei muri laterali per la costruzione delle due Cappelle del Sacro Cuore e della Madonna;
. demolizione del tetto in travi in legno a vista;
. rialzo dei muri perimetrali per m. 5,50 e costruzione delle volte e dei pilastri che le sostengono;
. apertura di porte e finestre nuove e chiusura di quelle vecchie.
Sulla facciata si nota ciò che è rimasto della costruzione primitiva. A circa 2 metri d'altezza e cm. 50 di distanza dall'angolo destro esiste una delle croci menzionate nella sua relazione dal Parroco G. Battista Acerbis; esiste l'impronta del primitivo rosone che prima del 1875 però fu sostituito da una finestra che si nota sulla facciata. Evidentemente questo per ragioni di luce. Sui due spigoli della facciata si nota il punto fino a cui arrivano le pietre della chiesa antica, e cioè l'altezza di essa, e poi la parte rialzata nell'Ottocento. La chiesa precedente, per il rosone e la mancanza di altre aperture, potrebbe essere stata di stile romanico.

link:
Polittico di Cima da Conegliano
Icona Madre di Dio della Passione
Chiesa di San Rocco
Chiesa della S.S. Trinità



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28 dicembre 2016

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