
Tommaso Acerbis nasce sul finire del 1563 a Olera (Bergamo), un minuscolo paese della valle Seriana, immerso
nella macchia mediterranea e abbarbicato a 523 metri, alle falde della cima più alta della valle (il "Canto Alto"
la chiamano da quelle parti).
Il concilio di Trento sta per chiudere i battenti con la 25ª e ultima sessione, dedicata alla riforma
ecclesiastica: residenza dei vescovi, istituzione dei Seminari, catechismo, ecc... Iniziato il 13 dicembre
1545, termina i suoi lavori il 6 dicembre 1563.
In Europa si diffonde un'epidemia di peste. Una delle tante che, quando arrivano in Italia, a partire dal 1527
mettono insieme le cronache delle grandi o piccole città con la presenza singolare ed eroica dei Cappuccini
presso il letto degli appestati.
Fino a 17 anni Tommaso condivide con i genitori stenti e lavoro, e fa il pastore di pecore. Non frequenta aule
scolastiche perché il paesello montano ne è completamente sprovvisto. Al posto dei libri degli uomini però legge
spesso il libro della natura.
Quando bussa alla porta dei Cappuccini della Serenissima ed viene accolto nel convento di Verona, è oramai
un giovanotto. Durante l'anno di prova (1580-81) si rivela maestro e specchio della perfezione religiosa,
anzi un colmo di ogni sorte di virtù.
Nei tre anni a seguire, sempre a Verona, gli insegnano a leggere e scrivere. Per un fratello non chierico -
in quei tempi d'oro - è un'eccezione più unica che rara. I superiori ipotizzano per lui una vita molto speciale?
Probabilmente sì, e non si sbagliano.
Al termine della rigida formazione, gli affidano il delicato ma pesante incarico della questua:
ogni giorno andare di porta in porta, chiedendo un pane per i frati e per i poveri; in cambio offrendo in
abbondanza la consolazione dell'anima e del corpo.
Rimane a Verona fino al 1605, a Vicenza fino al 1612 e a Rovereto fino al 1617; nel 1618 è a Padova come
portinaio; nel 1619 è richiesto dall'arciduca Leopoldo V nel Tirolo; da allora fino alla morte è di convento
ad Innsbruck come frate della questua.
L'obbedienza e l'umiltà lo rivelano un fratello del cuore; l'amore e la dedizione per le anime un apostolo di
Dio. Percorre le strade della Serenissima e attraversa le vallate nella terra degli Asburgo testimone di un
Vangelo allo stato puro (sine glossa).
Avvicina tutti e a tutti parla di Dio: ai grandi del mondo, che restano sorpresi da tanta grazia umana e
cristiana; ai socialmente piccoli, che lo accolgono nelle loro case come l'inviato dal Signore. Istruisce
nella fede e impegna ciascuno nell'amore.
In pianura o in montagna, accanto ai grandi e accanto agli umili è il vero "apostolo senza stola". Va di
anima in anima allo stesso modo che va di casa in casa. Una testimonianza: pare incredibile che un semplice
frate laico parli così altamente di Dio.
Allo stesso tempo è l'uomo della misericordia e il simbolo delle sue numerose opere. Interviene e rappacifica
gli animi, visita e conforta gli infermi, ascolta ed incoraggia i poveri, scruta le coscienze e denuncia il
male, parla e favorisce le conversioni.
Per ottenere quanto gli viene richiesto, passa le notti in preghiera, flagella a sangue il suo corpo, s'impone
digiuni e austerità. Fa ricadere su di sé i castighi che meritano gli altri e passano per la sua grande anima
le grazie che Dio concede a loro.
Invita singolarmente le vergini a darsi al Signore e là dove trova anime d'elezione stimola la "santità al
femminile". A Vicenza favorisce l'erezione di un monastero per le Cappuccine (1612-13) e a Rovereto un
monastero per le Clarisse (1642).
Dal 1617 è amico del cuore e maestro dello spirito del dott. Ippolito Guarinoni, una personalità nel campo
della scienza, che fa il medico condotto nella cittadina di Hall (1600), il medico di miniera a Schwaz (1604) e
il medico di corte a Innsbruck.
Segue l'istituto delle vergini di Hall, centro educativo per le ragazze della nobiltà tirolese; è presente
in mezzo a loro con incontri programmati e con lettere indirizzate alle arciduchesse Maria Cristina ed Eleonora,
sorelle dell'arciduca Leopoldo V.
Per Leopoldo V e la sua sposa, la fiorentina Claudia de' Medici, diventa guida spirituale con frequenti incontri
e con numerose lettere. A loro insegna l'alta Sapienza dell'amore, che s'impara solo entrando e rimanendo nelle
care piaghe di Christo.
E' consigliere dell'arcivescovo Paride Lodron, principe di Salisburgo, e segue la vita spirituale di Ferdinando
II, imperatore d'Austria (gli sta accanto durante la guerra dei Trent'anni: 1618-48 e gli predice che terminerà
a suo vantaggio).
E' amico e consigliere di Massimiliano I e della moglie Elisabetta, duchi di Baviera residenti a Monaco.
Alla loro corte promuove la conversione del luterano duca di Weimar (1620) e, con un soggiorno a Vienna
(1620-21), quella di Eva Maria Rettinger.
Eva Maria Rettinger, trentacinquenne e già vedova del conte di Lerchenberg, vende i suoi beni per aiutare
poveri e monasteri, e si consacra a Dio tra le benedettine nel monastero di Nonnberg (Salisburgo). Per alcuni
anni ne è anche la badessa.
Nel 1624 a Conegliano Veneto (TV) porta alla fede cristiana l'ebrea Paola, sposa di Pietro Valier. Ecco la sua
testimonianza: Conosco d'essere nel grembo della Santa Chiesa ... per l'aiuto, diligenza, solicitudine, et
orazioni di fra Thomaso.
Per mantenere gli operai fedeli alla Chiesa cattolica, contatta i baroni Fieger di Friedberg: suoi amici,
imprenditori nelle miniere di Taufers e datori di lavoro nelle valli dell'Inn e dell'Adige. Non sta scritto
in Matteo 10,16 Siate intelligentii come i serpenti?
Nel 1620, stende l'operetta "Concetti morali contra gli heretici", pubblicata postuma in Fuoco d'amore
(Augusta 1682, parte IV, pp. 529-708), e ne svela la fonte: Né mai ho letto una sillaba de' libri; ma bene
mi fatico a leggere il passionato Christo.
Nei suoi scritti riconosce alla Madre di Gesù il doppio titolo di "Immacolata Concezione" e di "Assunta in
cielo". Per tre volte (1623, 1625, 1629) va pellegrino alla Casa di Loreto. Ricorda: Arrivando in quella s.
Casa, mi pareva d'essere in paradiso.
Suggerisce all'amico dott. Guarinoni di costruire non una cappella, ma una vera chiesa da dedicare a Maria,
l'Immacolata: al ponte di Volders, sulla sponda destra del fiume Inn, non molto lontana dalla cittadina di
Hall e a 15 chilometri da Innsbruck.
Ultimata nel 1654 (cioè duecento anni esatti prima della proclamazione del dogma: 1854), è la prima chiesa
dedicata all'Immacolata in terra di lingua tedesca. Considerata monumento nazionale, è stata completamente
restaurata negli anni 1977-88.
Quanti si trovarono presenti alla sua morte, avvenuta il 3 maggio 1631, la ritengono una morte d'amore. Il 5
maggio, domenica, viene sepolto con grande solennità nella chiesa dei Cappuccini di Innsbruck, nella cripta
della cappella della Madonna.
La fama della santità continua, ininterrotta, fino ai nostri giorni. Giovanni XXIII parla di lui come di un
santo autentico e di un maestro di spirito. Paolo VI nel 1963 lo ricorda come valido strumento della generale
rinnovazione spirituale [tridentina].
Ce lo indica come fulgido esempio di fedeltà, di zelo e di dedizione in quest'ora grande, che batte per
l'intera Chiesa …, nell'adesione consapevole alla verità rivelata … e nell'esercizio instancabile e ardito
delle virtù, specialmente della carità.
Padre Rodolfo, vicepostulatore