Durante la Festa Patronale di San Rocco (14-15-16 agosto 2010) Olera festeggia il 60° anno di Ordinazione Sacerdotale di Padre Mansueto Zanchi, sacramentino, nativo di Olera, prete della Parrocchia di Cendon (TV).
Di seguito il racconto della vita di Padre Mansueto che lui stesso ha scritto per raccontare la sua storia e i 60 anni di sacerdozio.


STORIA DI UNA VOCAZIONE

Correva l’anno del Signore 1923, addì 3 settembre, quando un vagito rallegrò la stanza nuziale dei coniugi Zanchi Luigi e Passera Luigia, nel piccolo borgo di Olera, in quel di Alzano Lombardo, a circa 14 chilometri da Bergamo, in Val Seriana. Era nato il terzogenito, preceduto da due fratellini, Oreste e Secondo. Alla gioia per il lieto evento si mescolò una lacrima furtiva sul volto della giovane madre.
“Perché piangi, Luigia?”, le domandò Maria, la sorella maggiore che l’aveva assistita nel parto.
“Mi attendevo una bambina, dopo due maschi…”. “Sta serena, Luigia, che questo ti andrà prete”, replicò la sorella maggiore, “piuttosto come lo chiami?”.
Il babbo del neonato era emigrato per lavoro e quindi non si poteva consultare. Maria vide appeso un calendario e corse a dare uno sguardo. Al 3 settembre, era riportato il nome di un santo: S. Mansueto.
“Guarda, Luigia, che bel nome! Mansueto…Vogliamo chiamarlo così?”. “Piace anche a me”, annuì Luigia.
Dopo due giorni, alle 5.30 del mattino, il piccolo Mansueto viene portato in chiesa per il Battesimo: madrina la zia Maria, che alle 6 doveva partire per la filanda ad Alzano, e il parroco, don Carlo Bosio, pronto col fucile dietro la porta per andare a caccia. Il piccolo Mansueto era diventato cristiano: figlio di Dio e membro della chiesa. Cresceva con i due fratellini che lo avevano preceduto, seguito, a meno di due anni, da Armando e, con una scadenza biennale, da una sorellina, un fratellino (morti tutti e due a meno di due anni di vita) ed un’altra sorellina, Antonietta, nel 1931, ed oggi ottantenne.
Mansueto frequenterà l’asilo parrocchiale del paese, gestito dalle suore, e poi le scuole elementari. Sotto la guida e gli esempi dei genitori, credenti e praticanti, si apriva alla conoscenza di Gesù, della Madonna, dei santi, dell’angelo custode, sostenuto dall’esempio di preghiera della nonna paterna,e dalla frequenza al catechismo parrocchiale. Ad imitazione del fratello maggiore, già a sei anni entrò a far parte del gruppo dei chierichetti e vi rimase fino a quando entrò in seminario. La vita da ragazzo è stata la vita normale di un qualsiasi ragazzo in una famiglia di contadini e boscaioli modesti, lavoratori, come la maggior parte dei compaesani. Quasi tutte le famiglie possedevano mucche o pecore. Anche la mia famiglia aveva la stalla, dove, specie d’inverno, passavamo la serata con i parenti, soprattutto cugini e cugine con cui ci si divertiva e si ascoltavano le “storie” raccontate dai grandi.
L’educazione ricevuta in famiglia mi ha accompagnato per tutta la vita. La mamma vigilava che stessimo bene, non mancasse nulla di necessario, ma niente capricci! Fedeltà alla preghiera del buon cristiano, mattina e sera; spesso il Rosario. Guai mancare alla messa la domenica, qualsiasi tempo facesse: neve, freddo, pioggia…. La nonna ci ripeteva spesso: “Due sono le strade per andare in malora: rubare e lavorare in giorno di festa”. A proposito di rubare: ci hanno insegnato a rispettare sempre la roba degli altri: guai prendere un frutto, un grappolo d’uva nei campi degli altri che attraversavamo tutti i giorni per andare al lavoro! Così pure ci insegnavano a fuggire da ogni litigio…non lanciare sassi, ecc… Insistevano sul buon contegno e rispetto di tutti a scuola. Ricordo che le poche volte che la mamma o la zia, in mancanza del babbo, facevano visita alla maestra, le raccomandavano di non risparmiare i castighi o le punizioni se non ci fossimo comportati bene. Altro slogan della nonna che di tanto in tanto risuonava in casa durante discussioni o rivendicazioni era “Arriva Quello che sta sopra i tetti!...”, e tutto finiva lì.
Tra fratelli e con i compagni ci divertivamo, specie la domenica sul sagrato della chiesa, in attesa delle funzioni, rincorrendoci per le vie del paese, o quando portavamo le mucche al pascolo.
Anche il babbo, quando rientrava dall’estero, di domenica, dopo “Dottrina”, ci portava in campagna a divertirci con lui e tra noi fratelli. Con una tale formazione avuta in famiglia, non mi costò mai la disciplina del Seminario, anzi!... per me era normale fosse così per noi cristiani.
Voglio raccontarvi un mio divertimento, particolarmente durante l’ultimo anno passato in famiglia: andare alla ricerca di nidi d’uccello. Avevamo una capretta e, con la scusa di portarla al pascolo tra i boschi, rincorrevo gli uccellini appena usciti dal nido; poi li tenevo sempre d’occhio finché la nidiata era cresciuta e i piccoli erano pronti a spiccare il volo. Li prevenivo, mettendomeli in tasca. Poi rientravo in casa con la gioia di avere in tasca il pranzo del giorno. Non penso sia stato un delitto, dal momento che nella Bibbia si dice di prendere pure gli uccelli dal nido, ma non trattenere i loro genitori.
Nei nostri paesi, a quel tempo, anche i ragazzi andavano al lavoro con gli adulti quando non c’era scuola, oppure nelle ore prima e dopo la scuola: questo per non stare a bighellonare perdendo tempo.
Veniamo alla questione “vocazione al sacerdozio”. Di tanto in tanto la mamma mi chiedeva: “Ti piacerebbe essere Sacerdote?”. Soprattutto in circostanze particolari, come in preparazione alla Prima Comunione, alla Cresima, che per me si celebrarono nello stesso anno, il 1930. Anche a catechismo il parroco, ogni tanto, domandava a noi ragazzi: “C’è qualcuno che vorrebbe diventare sacerdote?”. Ed io ero sempre tra i pochi che alzavano la mano. Servendo all’altare, come chierichetto, guardavo come faceva il parroco, com’era vestito, come predicava…e sognavo di poterlo un giorno imitare. Quando facevo qualche capriccio o qualche dispetto ai fratelli, la mamma mi guardava e mi diceva: “E poi vuoi farti prete!...Sù, fai il bravo!”. Capivo che la mamma parlava al parroco della mia intenzione, e si lasciava guidare da lui per sapere come comportarsi con me.
Arrivò così il termine delle scuole elementari, che a Olera non andavano oltre la terza. Il parroco lavorava da anni per ottenere almeno la classe quarta, e le cose stavano maturando in tal senso, per cui la mamma, con la speranza che ne potessi usufruire anch’io, ottenne dalla maestra di non promuovermi, ma di farmi ripetere la terza elementare anche se, modestia a parte, ero uno dei migliori. Così ripetei la terza e, nel frattempo, arrivò la quarta e io la frequentai.
Ora si trattava di decidere per l’ingresso in seminario. Occorreva un esame di ammissione al ginnasio.
In pieno accordo con il Parroco, babbo e mamma, con il mio pieno consenso, si prepararono per accompagnanti in Seminario. Nei mesi estivi di quell'anno Don Carlo, il parroco, mi seguì in alcune lezioni di italiano e matematica suppletive per affrontare l'esame d'ammissione al ginnasio davanti alla Commissione esaminatrice dl Seminario di Bergamo. Con tanto tremore li superati con mia meraviglia e gioia.
A ottobre del 1935 entrai nel Seminario Minore di Bergamo a Clusone, mi impegnai come potevo e alla fine fui promosso con soddisfazione del Rettore ed insegnanti. Passai così con gioia le mie prime vacanze da seminarista. Rientrai in Seminario a settembre per il secondo anno. Tutto regolare fino a Natale; chissà per quali suoi progetti personali, il Parroco mi fece rientrare in famiglia con mia confusione e dolore con disagio dei miei genitori, che ne intendendosi ne di studi o altro, hanno eseguito le volontà del Parroco, del quale si sono sempre lasciati guidare anche nelle realtà familiari… come l'educazione dei figli… la fedeltà agli insegnamenti del Vangelo… la moralità della vita specie dei figli che diventavano adulti.
Io però insistevo sempre con la mamma per riprendere la vita di Seminario e la mamma si faceva eco presso il Parroco di questo mi desiderio. Alla fine, verso ottobre 1937, con il Parroco mi sono presentato sia ai Padri Monfortani di Redona, sia ai Padri deoniani di Albino, ma era troppo tardi: l'anno scolastico era già cominciato e non sono stato accolto.
La vita di famiglia proseguiva normale, anch'io andavo a lavorare con lo zio ed i fratelli nei campi, nei boschi e a pascolare le tre mucche che avevamo, pur conservando il desiderio di essere Prete. La mamma, capivo, che mi seguiva in questa idea e lo devo proprio alla sua fede e comprensione se vi ho perseverato.
Un bel giorno il Parroco mi chiamò e più tardi chiamò anche la mamma (il babbo, come dissi, andava e veniva dall'estero per lavoro), con gioia il Parroco mi disse: "Ieri a Bergamo ho incontrato un "Pretino", che mi ha detto che a Ponteranica c'è un Seminario dei Sacramentini. Da tanti anni mi trovo a Olera e non ne avevo mai sentito parlare, ed è qui a due passi. Se ancora desideri farti sacerdote, possiamo tentare di fare domanda. Cosa ne dici?" Risposi di si… e anche la mamma fu contenta. La domenica dopo (mi pare fosse la festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo) mi diede una lettera da portare al Direttore di quel Seminario. Passando per sentieri di montagna, mi recai a Ponteranica e mi incontrai con quel "Pretino", che seppi si chiamava P. Vito Tagliaferri; il quale sarà il mio Direttore dal 1938 al 1942; infatti il 2 ottobre di quell'anno babbo, mamma ed io con calesse (il birocc) abbiamo varcato il portone del Seminario di Ponteranica.
Inizia per me una nuova vita. Riprendo gli studi con la seconda classe del ginnasio; faccio conoscenza di nuovi compagni di scuola e di vita e soprattutto di nuovi insegnanti, tutti sacerdoti sacramentini ed un sacerdote diocesano oblato Don Carlo Anselmi , nostro insegnante di italiano. Meritano attenzione il P. Pietro Gaidano, ex sacerdote diocesano di Torino, e Superiore del Seminario; il padre vicario P. Mario Colombo, nostro insegnante di latino; il P. Luigi Valle, già Vicario Generale della diocesi di Pavia, nostro insegnante di latino e gergo negli anni 4° e 5° ginnasio; il P. Vito Tagliaferri già nominato Direttore dei Seminaristi; P. Giuseppe Donati economo della Casa nei difficili anni di guerra.
Gli anni del ginnasio passano in fretta tra lo studio, le ricreazioni, la formazione spirituale con meditazione e S. Messa quotidiane, liturgie domenicali… particolarmente la gioia di stare insieme e sentirci tutti come in famiglia; c'erano poi le visite dei parenti e una quindicina di giorni in famiglia il mese di luglio.
Al termine della quinta ginnasio, mi attende il primo passo verso la vita religiosa: cioè la domanda o Postulandato, consistente in circa tre mesi di preparazione al Noviziato, vissuto con i miei compagni di classe nel reparto dei Novizi, nello stesso seminario.
In agosto di quell'anno 1942 il P. Maestro dei Novizi che ci seguiva, P. Salvatore Mantes de Oca, venezuelano, già Vescovo di Caracase fattosi poi sacramentino, decide, col permesso dei superiori, di fare esperienza di vita certosina ed entra nella Certosa di Lucca (purtroppo, neppure due anni dopo, i soldati tedeschi lo prelevarono dalla Certosa con altri confratelli di origine americana, li portarono sulla montagna e li fucilarono).
Il 29 settembre 1942, con la cerimonia della Vestizione, ha inizio per noi il periodo del Noviziato che durerà due anni. Con nostra sorpresa ci viene dato come Maestro dei Novizi lo stesso P. Vito Tagliaferri, già nostro Direttore di Seminario.
Eravamo in cinque all'inizio del Noviziato ma al termine del secondo anno, il 29 settembre 1944, abbiamo fatto la Prima Professione in tre: Fra Angelo Carminati, Fra Mansueto Zanchi e Fra Enrico Polini.
Causa la guerra non abbiamo potuto raggiungere lo Scolasticato a San Benedetto del Trento (AP); abbiamo rimediato il primo anno di liceo nello stesso ambiente del noviziato: alcuni nostri Padri ci hanno aiutato ad affrontare alcune materie, cioè l'italiano, il latino, il greco e la matematica, preparandoci così per il secondo anno di liceo.
In agosto 1945 con mezzi di fortuna (le ferrovie non funzionavano) abbiamo raggiunto San Benedetto del Tronto.
Avevo 22 anni. Con l'aiuto del Signore e la paziente bontà dei nuovi superiori ed insegnanti, tutti religiosi sacramentino, trascinato dagli esempi dei nuovi confratelli di liceo e teologia, ho cercato di impegnarmi nel cammino della vita religiosa, nella conoscenza sempre più impegnativa del Carisma del nostro Santo fondatore: il Beato Pietro Giuliano Eymard, nell'obbedienza, nello studio e nei lavori vari, anche materiali: eravamo una cinquantina di giovanotti dal 20 ai 30 anni. La popolazione sambenedettese ci voleva bene e ci stimava. Quando gli anni prima si aprì quella casa e la popolazione cominciò a conoscerci si diffuse questa notizia: "sono arrivati sacerdoti che pregano e che lavorano!".
Come religioso professo mi sentii maggiormente impegnato a lasciarmi compenetrare sempre più dallo spirito dei voti e ad addestrarmi all'esercizio dell'Adorazione diurna e notturna per corrispondere allo Vocazione del Signore, nonostante tutti i difetti dei giovani della mia età: mai Superiori sono stati buoni. Così dopo due anni, il 29 settembre 1947, sono stato ammesso alla Professione Perpetua, il termine del liceo e l'inizio dei quattro anni di teologia.
Le vie della Provvidenza sono infinite. Durante gli anni di teologia fu il cambio del P. Superiore per scadenza giuridica e ne subentrò un altro: sapete chi? Il P. Vito Tagliaferri; cosicché colui che mi ricevette in Seminario nel 1938 e mi accompagnò per tutto il ginnasio e più tardi nel tempo del Noviziato, sarà ancora lui che mi presenterà al Vescovo per l'Ordinazione Sacerdotale avvenuta la domenica 24 dicembre, vigilia del S. Natale 1950.
Ci ha consacrati sacerdoti l'arcivescovo di Fermo Mons. Norberto Perini. Eravamo due gli ordinandi: io ed Enrico Polini; lo stesso arcivescovo di Fermo ci aveva consacrati Diaconi il 20 ottobre dello stesso anno.
Alla solenne funzione della Consacrazione Sacerdotale iniziata alle 7 del mattino erano presenti anche i nostri familiari. Della mia famiglia c'erano i genitori, due fratelli, la sorella, lo zio paterno Giosuè, le sorelle di mamma: Assunta e la sorella maggiore Maria, che assistette mamma alla mia nascita e la acquietò preconizzandole che io sarei diventato prete.
Celebrai la mia Prima Messa alla Mezzanotte di Natale, cioè l'ora in cui terminava l'Anno Santo del 1950. Era infatti per l'Anno Santo che il Padre provinciale ci aveva fatto il dono di anticipare la nostra Consacrazione Sacerdotale che di regola sarebbe dovuta avvenire la festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 1951. Deo gratias!
Qui terminano gli anni della mia preparazione alla Missione assegnatami dalla infinita misericordia del Signore, sostenuta dalla materna cura di Nostra Signora del S.S. Sacramento, alla sequela degli insegnamenti del Fondatore.
Il 24 maggio 1951, nella solennità del Corpus Domini, andai ad Olera per la Prima Messa in Parrocchia. Fu un festone!
Era dal 1700 che non sorgeva un sacerdote in paese; anzi s'era sparsa la convinzione che per una certa maledizione mai più ci sarebbero stati sacerdoti nativi. Già dalle prime vacanze in paese da seminarista con la veste, mi guardavano quasi increduli. Circolava però un modo di pensare (originato forse dalla fede nel sacerdote) "Soldi per far studiare i figli non ce ne sono, solo nel caso in cui un figlio manifestasse l'intenzione di farsi prete la famiglia o il paese dovevano essere pronti a qualsiasi sacrificio per questo scopo".
Quella Prima Messa in paese fu un evento, quasi un riscatto di stima difronte ai paesi limitrofi. Un episodio: vedendomi passare per recarmi alla casa paterna una donna, nella sua fede semplice, mi disse: "Signor Padre, che gioia ho provato nel vedere uno dei nostri agire al di là delle balaustre!".
Altra occasione di grande festa sarà il 25 luglio del 1976 per il 25° di Sacerdozio. Come per la prima messa il paese era trasformato in un giardino: fiori veri ed artificiali per ogni via apparati (Porte) impiantati lungo le strade preparati dagli uomini con travi rivestite di muschio e fiori; mentre le donne hanno preparato ghirlande con carte multicolori. Con brevi flash percorro questi 60 anni di Sacerdozio.
Il primo anno lo vissi a Roma nello Studentato Internazionale Sacramentino in viale XXV Aprile per potere frequentare l'Università. Fu poi destinato, quale P. Spirituale dei nostri Seminaristi a Ponteranica. Due anni dopo, nell'ottobre 1954, fui trasferito nel nostro Seminario di Mogliano (nella Marche), il primo anno come insegnante e poi come Superiore.
Nell'ottobre 1959 i Superiori mi incaricarono dell'Ufficio di Padre Spirituale dei nostri studenti di liceo e teologia a San Benedetto del Tronto. Vi rimasi 5 anni, dopo i quali passai per un anno nella nostra comunità di Offida (AP) quale responsabile di essa. L'anno dopo chiusi quella casa ed andai a Prato in qualità di Vicario del Superiore P. Giuseppe Gatti. Vissi in quella casa sette anni, gli ultimi tre in qualità di superiore e contemporaneamente parroco di Migliana, paese distante venti chilometri a 700 metri di altezza. Nell'ottobre 1972 fui inviato nella Parrocchia di San Girolamo.
Il 21 settembre 1977 fui chiamato a Roma nella nostra parrocchia dei S.S. Martiri Canadesi e un mese dopo fui eletto Parroco e vi rimasi 13 anni. In quel periodo ebbi la gioia della visita in parrocchia di Sua Santità il Papa Giovanni Paolo II, la domenica 2 novembre 1980; il mercoledì precedente la visita il Papa invitava a pranzo con lui il parroco con tre altri collaboratori più il Cardinale Vicario, per ragguagliarsi sulla parrocchia. In questa, una delle più indimenticabili giornate della mia vita, completata con la presenza del Papa nella mia parrocchia la domenica dopo. Ne sia ringraziato il Signore!
Siamo all'ultimo decenni del secolo, o meglio del secondo millennio dopo Cristo, il 1990. In quell'ottobre sono stato trasferito nella nostra casa di San Maria di Piazza a Torino, nel centro di quella metropoli in qualità di Superiore di quella Comunità Sacramentina. La chiesa non è grande ma è un gioiello di stile rococò; in comunità, all'inizio eravamo in 11 Padri, 5 oltre gli ottant'anni, io ne avevo 67. L'età degli altri si snodavano dai 44 ai 62 anni.
Vi rimasi nove anni durante i quali tutti gli ultra ottantenni, più uno di 70 anni, raggiunsero la Patria Celeste.
Alla scadenza del secondo millennio, nell'ottobre del 1999, i miei Superiori mi assegnarono nuovamente alla nostra Comunità di Prato; quale collaboratore nella parrocchia di S. Agostino, ove, pure, vi rimasi nove anni.
"Dulcis in fundo"! A 85 anni ed un mese sono stato inviato alle rive del Sile in questa parrocchia di Cendon (TV), ove ho trovato una comunità parrocchiale piena di tante iniziative pastorali-catachistiche, un Parroco P. Maurizio con tanti progetti e capacità, attivismo, che cura tanto il canto liturgico, essendo anche musicista, premuroso che tutti i parrocchiani usufruiscano degli aiuti necessari a vivere coscientemente la propria fede e "sappiano rendere ragione della loro speranza" come ci dice San Pietro. Con il Parroco P. Maurizio Zorzi, ho trovato il Superiore P. Claudio Sartorato tanto comprensibile e disponibile a mio riguardo, considerandone l'età. Fra l'altro è attualmente Amministratore della Parrocchia di Spercenigo. Un caro saluto a tutti e due ed un grazie di cuore.
A dir vero formiamo una piccola comunità veramente eucaristica perché viviamo in buona armonica e ci sentiamo veramente fratelli che si vogliono bene.
Alla mia età che cosa posso ancora fare? A me sembra molte cose.
Sono nelle mani del buon Dio, che fra l'altro mi ha già dato la possibilità di conoscere quasi tutti i cari parrocchiani entrando nelle loro case per la benedizione delle famiglie e mi ha affidato il bel compito di visitare mensilmente gli anziani ammalati, recando loro una buona parola di sollievo e il dono dell'Eucarestia; il che vuol dire che le gambe, finora, funzionano ancora bene. Mi abbandono con fiducia nella mani di Gesù, sotto la protezione di Maria Nostra Signora del Santissimo Sacramento, confidando nell'intercessione dei Santi Patroni Vittore e Corona, seguendo con fede gli insegnamenti del Santo Fondatore dei Religiosi Sacramentini S. Piergiuliano Eymard, finchè il Padre celeste vorrà chiamarmi nel suo Regno. Con queste disposizioni sto vivendo quest'anno del mio 60° di Sacerdozio.
Ai miei cari Confratelli e a tutti i Parrocchiani un grazie cordialissimo, unito ad una sincera richiesta di compassione e di perdono.
Con gratitudine benedico tutti.


Vostro in Gesù Eucaristico
P. Mansueto Zanchi S.S.S.




Indirizzo e-mail:info@olera.it


Casa Accoglienza "Fra Tommaso Acerbis"
Tel. e Fax: 035.518339
per informazioni e prenotazioni:
tel. 035.518307 (ore pasti)
e-mail: info@olera.it



WebMaster
Alessandro Zanchi



Visite al sito
167.734




ultimo aggiornamento:
5 Febbraio 2012

WWW.OLERA.IT
2012 - © Parrocchia S. Bartolomeo Ap. di Olera

info@olera.it - Disclaimer



visite al sito:
167.734